Tradizionale figura di intrattenitore ambulante, che si sposta di città in città e di piazza in piazza raccontando una favola, una storia, un fatto, con l’aiuto del canto e spesso di un cartellone in cui sono raffigurate le scene salienti del racconto; i cantastorie in questo loro peregrinare vivevano delle offerte degli spettatori e talvolta dai proventi della vendita di foglietti recanti la storia raccontata. Si posizionavano nelle piazze dei paesi o nelle stalle umide e cantavano o raccontavano le loro storie, antiche o attuali, vere o immaginarie, trovate in giro nei loro viaggi o composte per l’occorrenza.

Spesso i cantastorie adattavano le loro versioni ad alcuni racconti antichi, o li rinnovavano a seconda del particolare avvenimento; sovente una scelta veniva imposta per il dialetto da utilizzare in base al luogo della narrazione e a causa del diffuso analfabetismo.

Incursioni di pirati, miracoli di santi e vite esemplari di devoti, eventi catastrofici, clamorose impiccagioni, leggende sacre e racconti profani. meravigliose vittorie e lacrimevole sconfitte personaggi e momenti epici (Garibaldi ed il Risorgimento sono stati oggetto di interesse di tanti cantastorie e poeti popolari); ogni occasione era buona per i cantastorie per comporre, adattare vecchi canti o tradurre vecchie storie. una delle più conosciute è quella della Barunissa di Carini, si pensa ci siano più di 500 versioni.

I cantastorie rappresentarono l’unico tramite culturale tra il popolo analfabeta e il mondo epico e poetico in cui rivivevano le spagnolesche gesta, le bravate dei paladini del repertorio cavalleresco di Francia e le generose, anche se cruenti imprese dei vari briganti, così cari alla fantasia popolare

Nell XVII secolo i cantastorie riuscirono ad avere un pubblico vastissimo e avidissimo; erano infatti numerosi, i sentimenti che muovevano gli spettatori ad assistere per ore ed ore alle recite. 

Cantastorie Siciliani

I cantastorie siciliani in egual modo come i loro colleghi, giravano la Sicilia in lungo e in largo, li si notava soprattutto nelle grandi festività, nelle fiere, nei momenti di raccolta del grano o in altre occasioni come queste, quando la gente era più disponibile e poteva contribuire economicamente alla loro sussistenza.  Intorno alla fine dell’ottocento non vi era angolo della Sicilia che questi non avesse raggiunto.

Esiste una particolarità siciliana nel quadro nazionale, si tratta di una specifica tradizione etno-musicale per la presenza di alcuni grossi caposcuola, che si sono posti come modelli di riferimentocreando delle forme emulative, in un certo senso quello del cantastorie siciliano è un istituto culturale, una maniera di cantare più meridionale che appartiene alla tradizione melodica, che spesse volte prende anche a prestito altre forme culturali, creando dei ricambi che sono fondamentali nella tradizione orale.

I potenti, l’amore, storie di omicidi passionali, avventure di eroierano i loro temi favoriti, e loro, specchio fedele di umori e gusti del pubblico, ben sapevano interpretare quell’immaginario difficile da acquisire altrimenti, dato che ancora pochi sapevano leggere e scrivere;  anch’essi vivevano delle offerte degli spettatori  o dalla vendita di foglietti con la storia raccontata. Si racconta che uno di questi cantastorie Cicciu Busacca, fermava la recita sul più bello, fin quando non erano stati venduti tutti e la gente li acquistava e li faceva acquistare agli amici, pur di conoscere il finale di quella storia.
I cantastorie siciliani tramandano la vecchia cultura Siciliana che vede nel bandito l’eroe popolare, nel delitto d’onore un gesto eroico, nel traditore ed infame l’essere reietto da odiare, una vecchia cultura popolare fortunatamente scomparsa con il cambiamento e la crescita culturale della società, ma che in egual modo ha portato via quell’aspetto “poetico-passionale” proprio della Sicilianità.
Alcune di queste storie erano delle vere e proprie telenovelas diremmo oggi, poiché i cantastorie con la loro maestria spezzettando, aggiungendo nuove parti o manipolando addirittura fatti della storia per allungarla, creavano delle vere e proprie puntate, dando appuntamento ad altri giorni alla gente che li ascoltava, che puntualmente al loro ritorno era li presente che li aspettava.In un secondo tempo con l’avvento della discografia, i foglietti vennero sostituiti da dischi e musicassette (alla fine degli anni 60) e spesso e volentieri i cantastorie non cantavano più con la loro voce in diretta ma si esibivano in playback adoperando la mimica e la gestazione nella rappresentazione che forse è stata la causa del disinnamoramento e della delusione della gente, poiché veniva a mancare, la forza, la “verve” la comunicazione, la componente teatrale.I primi dischi che si incisero furono i 78 giri, poi si passò ai 45, seguirono le musicassette e oggi i C.D., che alcuni cantastorie come il Barcellonese Fortunato Sidoti ha inciso di recente.(fonte irsap Agrigentum)