Simbolo della cultura siciliana popolare, religiosa e rustica, è il variopinto carretto siciliano. Carretti di legno trasportati dai cavalli nel XVIII secolo venivano usati per scopi agricoli, oggi ancora molto diffusi, sono un’attrazione e i turisti hanno la possibilità di farci un giro.

La storia del carretto siciliano è antica. Le prime decorazioni risalgono all’inizio dello scorso secolo. Palermo, Catania, Siracusa e Trapani sono state le capitali del carretto. Nei loro vicoli, nei larghi spiazzi di periferia, nelle borgate attorno all’Etna ferveva la ideazione e la costruzione di questo veicolo; che è lavoro d’arte vero e proprio di un’equipe composta da falegnami, intagliatori, pittori e fabbro-ferrai.

Di frutto interamente artigianale, il legno veniva intagliato minuziosamente da maestri d’arte oppure dipinti. La sua figura è agile ed elegante, la sua decorazione ricca e barocca. Fiori, ricami e foglie di ferro battuto sono avvitati dovunque, lasciando non un centimetro quadrato senza colore o intarsio. I colori predominanti sono il rosso, il verde e l’azzurro. La fantasia dell’artigiano si espande mirabilmente soprattutto sulle fiancate esterne, dove sono presenti le narrazioni di eventi dei paladini di Carlo Magno o scene di vita quotidiana.

L’intagliatore incide le fiancate con scene che gli sono bene impresse nella mente: episodi della “Gerusalemme Liberata”, Orlando o Carlo Magno, Cristoforo Colombo e personaggi dell’Opera dei Pupi. Non manca l’elemento religioso: Adamo ed Eva, i miracoli di Gesù, la conquista del Santo Sepolcro. Anche la violenza trova una sua espressione grafica: i Vespri siciliani, compare Turiddu della “Cavalleria Rusticana” e anche gli eroi della malavita recente, compreso il bandito Giuliano. L’interno invece era decorato con forme geometriche di vario colore con i toni del rosso, giallo e blu.

Esiste un museo dedicato ai carretti, il “Museo del carretto siciliano” a Terrasini (PA).

Altra realtà sul carretto siciliano si trova a Vittoria: l’uomo che ha fondato il museo del carretto che non c’è si chiama Giovanni Virgadavola. Poeta, “cuntista”, affabulatore, pittore. E il museo, sogno e ossessione di una vita, riguarda la sua collezione di 40 carretti siciliani. Anzi, “di carretti iblei”, come tiene a chiarire subito.

A mantenere viva la tradizione dei carretti sono i maestri d’arte che spesso per i turisti rivelano le loro tecniche.