Era il 1693. Una data che ancora oggi il popolo ragusano non può dimenticare, perché ha scalfito con violenza la memoria di una comunità locale. L’immane cataclisma tellurico ha cancellato per sempre la vita di migliaia di cittadini, sconvolto la vita di chi è rimasto superstite ed ha anche sepolto il forte legame che la città aveva con il suo prestigioso passato, frutto della stratificazione culturale di tante dominazioni che si sono succedute nel corso dei secoli. Ma non solo. Questo evento di straordinaria potenza ha influito non poco anche sull’aspetto religioso, che fino ad allora vedeva due Santi, San Giorgio e San Giovanni Battista, “contendersi” la devozione, nonostante il primo fosse già riconosciuto come Patrono della città.

Il culto del Battista prese inizio molto probabilmente intorno al VI-VII secolo d.C. nell’antichissima Hybla, ma ebbe un periodo di stasi, come tutta la religione cristiana in Sicilia, per via della dominazione saracena. Tuttavia, la devozione per il Santo cominciò a consolidarsi pienamente in occasione della venuta di un gruppo di cittadini, fuggiti dalla città di Cosenza sotto la spinta di Ruggero il Normanno, i quali si dimostrarono fervidissimi verso il Battista e sostennero la costruzione della chiesa a lui dedicata nel quartiere Archi. Chiesa che venne resa inagibile dal terremoto del 1693.

Tuttavia da una tragedia, scaturì una ghiotta occasione per i sangiovannari per distaccarsi definitivamente dai rivali sangiorgiari e ricostruire una nuova Chiesa in un nuovo sito e dichiarare così San Giovanni Patrono. Nel 1927, con la definitiva riunificazione di Ragusa, rimase insoluta la questione del patronato, ma, con la creazione della Diocesi il 6 Maggio 1950, la Chiesa di San Giovanni Battista diventò Cattedrale e sede vescovile e San Giovanni dichiarato Patrono della Città e della Diocesi.

Fino ai nostri giorni tanta è l’affluenza dei ragusani che rende omaggio al Patrono. Ancora oggi il 24 Giugno è un giorno dedicato alla liturgia eucaristica fino a sera, con sparo di mortaretti e accensione di ceri dinanzi ad una statua in pietra collocata all’esterno della Cattedrale. Una consuetudine ormai scomparsa era quella rappresentata dalla generosità delle donne ragusane che, con la loro sapienza e abnegazione, preparavano i cucciddati, ovvero pani a forma anulare raccolti da un apposito comitato e la banda, che venivano venduti all’asta e il cui ricavato serviva per i festeggiamenti che, ancora oggi, iniziano dal 27 al 29 Agosto.

Il giorno 27 la statua di San Giovanni riabbraccia i Suoi devoti per le vie della città fino all’arrivo in una parrocchia che Lo ospiterà per un giorno con canti, liturgie, veglie di preghiera, per poi ritornare in Cattedrale la sera del 28.

Il 29 Agosto è la principale festa di popolo, con la città che si stringe intorno al suo Santo con una chilometrica processione di ceri. In essa traspare il silenzio, la preghiera e una grande devozione visibile nei fedeli scalzi o con indumento rosso in segno di un voto o grazia ricevuta. La bellezza viva e tangibile della statua del Battista, che  sembra fatta di carne piuttosto che di legno, scuote le coscienze per sposare la causa della giustizia e della verità.